LA MIA VERITA’ SU GRETA E VANESSA

LA MIA VERITA’ SU GRETA E VANESSA

Bisognerebbe avere memoria. O rinfrescarsela in caso contrario.
Mi riferisco alla liberazione da poco avvenuta delle due volontarie italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo rapite in Siria alcuni mesi fa. E per le quali pare essere stato pagato un riscatto di 12 milioni di euro al fronte Al Nusra (che significa Fronte del soccorso al popolo di Siria). Denaro che il gruppo probabilmente utilizzerà per continuare a combattere contro il presidente siriano Bashar al Assad.
Le due operatrici Simona Pari e Simona Torretta furono liberate a fine settembre 2004, la giornalista del Manifesto venne rilasciata a maggio 2005 e la legislatura era la stessa: la numero XIV.
Con Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e tra i suoi componenti Gasparri, Maroni, Calderoli, Bossi.
Quindi il signor Matteo Salvini e quelli di destra che tanto si indignano per l’avvenuto pagamento dovrebbero ricordarsi che in un passato non così lontano hanno agito allo stesso modo.
L’Italia ha sempre scelto la via del pagamento a differenza di altre Nazioni come l’America. Ed è su questo atteggiamento che si può essere d’accordo oppure no e ci si può arrabbiare e stracciare le vesti.
Se fossi presidente del consiglio e dovessi scegliere se pagare un riscatto per due ragazze “sprovvedute” oppure condannarle a morte, opterei per la prima soluzione.
Le due cooperanti di 20 anni sono state superficiali ed incaute ad andare ad Aleppo, città fortissimamente a rischio ed a cadere in un tranello in un’altra zona ancora più pericolosa di quella . Ma la vita e la libertà sono sacre e quindi è necessario fare il possibile per salvaguardarle, anche pagando milioni di euro. Chi siamo noi per decidere della sorte delle persone? Come facciamo ad ergerci giudici in situazioni così delicate e complicate?
Ovviamente se volessi aderire ad una Ong non andrei in un Paese instabile e pericoloso come la Siria, dove c’è la lotta dei tutti contro tutti e l’Occidente e gli Usa, che hanno aspettato troppo tempo per intervenire, non sanno più che pesci pigliare.
Magari andrei in Nazioni africane sicure ma che necessitano di aiuti per progredire nel loro sviluppo.
I giornalisti, inviati nei Paesi in guerra, non possono scegliere il conflitto meno aspro, i volontari, almeno quelli alle prime armi, possono invece iniziare in Paesi stabili ma altrettanto bisognosi. Tutto questo non significa abbandonare le terre martirizzate dalla guerra al loro destino di morte, ma semplicemente lasciare che siano degli esperti  cooperanti ed operatori ad occuparsene.

Marta Coda Luchina

2 comments

  1. Luigi 17 gennaio 2015 at 00:42

    Un rapimento senza violenze e senza riscatto ma che rapimento sarebbe ? Oppure queste due sono delle jadiste pentite che si sono inventato tutto per farsi riportare a casa, come ce ne sono tantissime da ogni parte del mondo. Da notare i cappucci in testa uscendo dall’aeroplano del ritorno al solo scopo di tenere i capelli coperti…non vi sembra strano ?

  2. Paolo 24 marzo 2015 at 09:06

    Ed ora, una delle due novelle ” Madre Teresa” ( che buonanima suora mi perdoni la citazione), vuole pure ritornare in Siria….

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