LE REALTA’ DI MARIUTTIS.  “QUEGLI” UOMINI AL TELEFONO.

LE REALTA’ DI MARIUTTIS. “QUEGLI” UOMINI AL TELEFONO.

di Stefano Ceretti.

Un giorno Mariuttis vede un uomo (è discriminante definirlo “con  apparente aspetto da single”?) che digita un numero di telefono copiandolo da una rivista di annunci vari.
Che ciò avvenga davanti all’ingresso del palazzo dove abita non lo insospettisce affatto ma che circa un paio di minuti più tardi il portone venga aperto e l’uomo si precipiti all’interno colto da inequivocabile  frenesia inizia a creare in lui qualche pensiero.
Da quel momento sta più attento a ciò che succede là davanti e si rende conto che sempre più uomini ripetono quella “procedura” e anch’essi si intrufolano velocemente all’interno del palazzo per poi uscirne, dopo circa un quarto d’ora, visibilmente arrossati in viso, sudati e con incedere più rilassato.
A questo punto la curiosità ma, ancor più, la necessità di capire cosa succeda di preciso all’interno del palazzo in cui abita diventa per lui un dovere imprescindibile: alla prima occasione utile, non appena avvista uno di “quegli” uomini al telefono usa le sue chiavi di casa, entra nel portone e sale velocemente quando, come previsto, sente il portone aprirsi e distingue i passi percorrere qualche scalino per poi sparire in un appartamento.
Circa quindici minuti più tardi, sentendo la porta riaprirsi e riconoscendo quell’andatura più lenta si immagina uno di quei visi più arrossati e sudati che ormai rappresentano nella sua mente una vera e propria caricatura.
Va bene, ormai è abbastanza chiaro cosa succeda là dentro; tutti sanno e nessuno parla, tranne poi lamentarsi perché si incontrano “quegli” uomini sulle scale a qualsiasi ora e il portone del palazzo molte volte viene lasciato aperto… e pensare che a volte i più fortunati riescono anche a trovare in terra, nell’androne, qualche soldo che evidentemente scivola dalle tasche di chi tenta di ricomporsi al meglio prima di uscire.
Pensate che Mariuttis stia parlando di una di quelle case, come si suol dire, “a luci rosse”? In quel a casa, costruita negli anni trenta, tutte le porte che si affacciano sulle scale hanno una parte in vetro e in quell’appartamento la parte interna del vetro stesso è stata foderata con carta di colore rosso; sarà un caso? E pensare che chi ci abita e lavora alacremente ha la pelle di un altro colore…

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