LONDRA E LA FOTOGRAFIA.

LONDRA E LA FOTOGRAFIA.

Church Row. St John’s Church.
E’ l’indirizzo di una chiesa nel centro di Hampstead, Londra.
Tutto intorno la suggestione di un vecchio cimitero abbandonato che dev’essere attraversato per accedere ai locali (attigui alla chiesa stessa) che ospitano la Hampstead Photographic Society; qui, dal 1937, un gran numero di appassionati da tutta la capitale trascorre, ogni martedì sera, qualche ora a parlare di fotografia.
La prima impressione, una volta entrati, è quella di essere in un “covo” dove vecchi marpioni ti attendono per sottoporti ad un severo esame poi, però, sono sufficienti poche parole per capire la competenza dei personaggi e come il loro atteggiamento iniziale rappresenti più che altro un giustificato momento di studio.
L’orario d’inizio (8 pm, come si dice da quelle parti) slitta di circa 15 minuti, tanto è il tempo necessario a sistemare altre sedie per far accomodare un pubblico sorprendentemente più numeroso del solito; una volta risolto questo imprevisto si inizia come da programma: prima parte di proiezione, immancabile pausa per “a cup of tea” e seconda parte in cui vengono mostrate fotografie stampate.
Molte sono le domande al termine di ogni lavoro presentato: le disquisizioni tecniche ma anche le curiosità riguardanti il mio modo di interpretare le fotografia come strumento emozionale non fanno altro che scatenare in me la voglia di parlare a ruota libera di quella assoluta passione per il mio lavoro di cui tutti immediatamente si accorgono; bastano pochi minuti perché io abbia la sensazione che quel “covo” di vecchi marpioni sia invece un ospitale salotto dove trascorrere la serata in compagnia di amici con cui chiacchierare di argomenti comuni.
Ripensare a questa esperienza significa, per me, rendermi conto di come tutto ciò mi abbia ancora una volta arricchito dal punto di vista lavorativo, culturale e soprattutto umano; significa aver avuto un’ulteriore dimostrazione di come una passione possa unire mondi e culture.
Il 10 febbraio, a Londra, ho provato emozioni fortissime.
Grazie alla fotografia.
E grazie a tutti.

Stefano Ceretti

2 comments

  1. Marzia pozzato 17 febbraio 2015 at 09:06

    non basta la passione a unire più culture…. C’è una componente indispensabile che scioglie i nodi, ed è il cuore… La capacità di essere sempre se stessi, di guardare le cose con occhi nuovi, di accogliere e trasmettere emozioni…. Grande Stefano, grazie x aver condiviso questo momento

  2. Massimo Cebrelli 17 febbraio 2015 at 10:54

    Quando hai scritto del quarto d’ora di ritardo ho pensato che ci fosse un italiano nell’organizzazione!!!! Parlando seriamente, quando capita una situazione come l’hai descritta Tu, ti senti orgoglioso e appagato di quello che hai fatto e sei pronto a nuovi progetti. Capisco bene quello che vuoi dire perchè è successo anche a me. E’ un altro momento da portare nel bagaglio della tua vita. Bravo Stefano continua così. Un abbraccio Massimo

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