MANCIO ALLA RISCOSSA

MANCIO ALLA RISCOSSA

Di pazienza ne ha. Perché riesco anche farlo aspettare. Non senza un valido motivo comunque.
Ma Stefano Mancinelli, “il Mancio” per tutti, ex capitano della Nazionale Italiana di basket, giramondo della palla a spicchi, è sorridente e rilassato.
Da un lato sembra il classico ragazzo “della porta accanto”, sereno e tranquillo, dall’altro rivela anche spiccate doti comunicative e di dinamismo. Quelle che gli hanno permesso di aprire insieme al calciatore Marco Materazzi tre negozi di sport: a Roma, Perugia e Milano. E divertito è proprio “il Mancio” a raccontare come un episodio accaduto nello store del capoluogo lombardo gli abbia fruttato una promozione gratuita ed inaspettata: «Una scritta apparsa sulle vetrine, poco carina nei miei confronti, è stata ripresa dai giornali sportivi che hanno diffuso la notizia ampiamente e mi hanno fatto grande pubblicità».
Quando gli ricordi in quante squadre abbia giocato per “rimproverarlo con affetto” di avere cambiato più casacche,  ti risponde senza esitazione che «Nel mio cuore rimane la Fortitudo Bologna, con la quale sono stato 10 anni. Dopo non avrei potuto andare alla Virtus, mentre in altre squadre era possibile (e lo dice ridendo …). Ora spero veramente che Torino possa diventare come la gloriosa Fortitudo».
E per restare a Bologna ha rinunciato alla chiamata in Nba da parte di Portland: «Se dovessi tornare indietro nella mia vita rifarei le stesse scelte».
 Mancio possiede una  fiammante Porsche nera, «Perché la sognavo da bambino e l’ho comprata, ma non ho la passione delle macchine».  E’ un po’ scaramantico, infatti per venire al palazzetto percorre sempre la stessa strada. E quando mi spiega perché ha scelto Torino riesce anche a convincermi della sincerità della sua risposta: «Sono poche le società che hanno dei progetti seri. In A1 ce ne sono due o tre e qui c’è Torino, dove sto molto bene».
A quasi 32 anni coltiva un sogno: «Vorrei portare la mia attuale squadra in serie A».
C’è qualcosa che non quadra in questa intervista: Mancio scherza, ride, è divertente. Ma dove è finito quel carattere capriccioso che è sempre stato una caratteristica del suo Dna al punto da renderlo “temuto” nei palazzetti di mezza Italia? E’ stato colpito da sopraggiunta maturità, oppure si è trasformato completamente in uomo marketing? Io credo alla prima ipotesi.

Marta Coda Luchina

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