MILANO FERITA. ORA PIU’ FORTE DI PRIMA.

MILANO FERITA. ORA PIU’ FORTE DI PRIMA.

di Marta Coda Luchina.

E pensare che fino a pochi anni fa la consideravo un luogo arido, senza cuore. Tutto cemento e polvere. Convinta che avesse solamente un parco (in realtà ne ha di periferici, ma la questione è un’altra). E la paragonavo a Londra, la regina del verde curato, pulito, perfetto, con gli scoiattoli addomesticati che quando passano i turisti fanno loro l’inchino. E sono pure coordinati nel movimento. Sono gli anni trascorsi nella capitale inglese che mi fanno pensare a Lei, essere fantastico, con tanta nostalgia. Scordandomi a volte che dopo quasi tre anni ad Albione sono tornata in Italia io, consapevole della scelta intrapresa. In ogni caso Londra è un mondo a parte e non la paragonerei ad un’altra metropoli.
Scusate la digressione. Ritorniamo al punto.
Non so che cosa sia capitato, ma alcune stagioni addietro ho visto la capitale della moda italiana sotto un’altra luce, che non mi ha abbagliato, ma ha scaldato il cuore e lo ha intiepidito al punto giusto. Piccoli angoli, cortili nascosti, case di un tempo che fu, hanno occupato un pezzo della mia anima e resistono col passare del tempo. Ci si immerge in un’altra realtà che sembra lontana, ma che invece è più vicina di quanto si immagini. E poi il viaggio, il parcheggio a Molino Dorino, due panzerotti da Luini, un bicchiere di vino ai Navigli, un respiro di modernità ed arte in Piazza Gae Aulenti, (dove mi sembra di essere sulle rive del Tamigi, ma questa è una mia sensazione), un giro nella meravigliosa Piazza dei Mercanti ad un passo dal Duomo. Uno spettacolo pomeridiano al Teatro Elfo Puccini e la sera la scelta di un ristorante etnico. E così tutte le volte che la visito mi porto sempre nel cuore un pezzetto. Uno scorcio, un momento, una emozione, una sensazione. Una frase, una semplice parola. Un gesto. Un sussulto. E tanti luoghi di storia e cultura che avvolgono la città.
E poi pochi giorni fa ho visto in televisione una Milano ferita da una banda di delinquenti (destra o sinistra sono ininfluenti, trattasi di criminali), che le forze dell’ordine hanno stabilito di non affrontare. Non mi dilungherò sugli oscuri motivi della mancata reazione che non comprendo. La non azione la considero un gesto di irresponsabilità da parte di chi dovrebbe tutelare e garantire l’incolumità di persone e cose. E non citerò le svariate ed in alcuni casi nebulose opinioni a tal proposito. E’ ovvio che chiarezza debba essere fatta ma non è questa la sede. Non mi soffermo inoltre a scrivere stupidi e ridicoli paragoni con il disastro avvenuto a Genova nel 2001 durante il G8 alla Caserma Diaz (al suo interno non c’erano i black bloc, ma l’edificio era uno dei punti di coordinamento del Genoa Social Forum e vi dormivano dei manifestanti), perché non cambia la stato dei fatti. Voglio parlare di tutt’altro.
Il giorno della guerriglia dei black bloc a Milano, (corrispondente a quello dell’inaugurazione dell’Expo, venerdì primo maggio 2015), mi sono arrabbiata moltissimo, ho urlato contro questa ingiustizia che aveva colpito il cuore della città. Un senso di impotenza si è impadronito di me.
E dopo è avvenuto il miracolo. Una sorta di “Il miracolo della 34° strada”: lì c’era Babbo Natale che sosteneva di essere quello vero e la favola aveva lieto fine. Qui ci sono tantissimi cittadini di Milano che si sono mobilitati per ripulire alcune vie della città deturpate da quegli essere inutili,  senza arte né parte, che spaccano qualsiasi cosa capiti loro a tiro per il puro gusto di distruggere. E sono orgogliosa di coloro che si sono attivati. Di quegli Italiani, (alcuni anche miei ex colleghi di lavoro e l’ho appreso sbirciando sui social network) che lottano e non si arrendono mai. Anche se stanno per cedere, perché hanno la forza di volontà che li spinge lontano. A conquistare sentieri e vette un tempo inaccessibili. E sono fiera di loro, perché hanno dimostrato al mondo di che pasta sono fatta i veri uomini. Quelli che alcuni decenni fa lottavano per la sopravvivenza della propria famiglia, cercando di garantire un pasto caldo al giorno ai propri figli, ora combattono anche per la libertà. Di essere. In ogni forma ed espressione.
Basta criticare la nazione e le città di appartenenza. Ognuno di noi deve dare il proprio contributo per migliorare il luogo nel quale vive. A chi se ne lagna continuamente suggerisco di lasciare la patria natia in cerca di nuovi lidi.
C’è bisogno di persone coraggiose per la rinascita dell’Italia.
A Milano lo spirito di solidarietà e l’unione hanno vinto l’esercito del male. Il nemico ha riunito le proprie forze, ma un gruppo di valorosi lo ha sconfitto con coraggio e determinazione. E se chiudo gli occhi mi immagino gli intrepidi chini a lavorare, con uno straccetto in mano, delle spugne ed un detergente, sguardi intensi e luminosi, alcuni addirittura che sorridono e cantano, lieti per questo fuoriprogramma che ha ricreato un clima di appoggio e partecipazione in tutta la metropoli.
E la città è rinata. Ancora più forte di prima.
E’ questa la vera Italia. Una leggendaria finestra su un mondo nuovo e pieno di opportunità. Affacciandosi si sognano le gloriose epoche rinascimentali.
E quelle eroiche che verranno presto.
Molto presto …

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