NOUSHIN, AFFASCINANTE GUIDA IRANIANA CHE AMA L’ITALIA

NOUSHIN, AFFASCINANTE GUIDA IRANIANA CHE AMA L’ITALIA

Milano. Zona nord est. Locale etnico. All’interno scorrono su un pannello le immagini di un interessante viaggio fotografico.
Ti incuriosisce da lontano: riccioli scuri, occhi neri profondi e penetranti, abbigliamento un po’ shabby chic con gonna di jeans chiara, polo a coste, cardigan e l’immancabile sciarpa. Senti che proviene da mondi lontani. In effetti Noushin Jamikhah è persiana, ma è una distanza solamente geografica, perché quando inizi a parlarle ti sembra di conoscerla da sempre. E scopri così un pezzo della sua vita avventurosa: dopo avere vinto un concorso per accedere all’università statale di Teheran ed avere scelto tra le discipline a sua disposizione quella legata al nostro Bel Paese, in 4 anni si laurea in lingue e letteratura italiana. Ed il ricordo di un professore italiano bergamasco che le insegnava grammatica rivela una parte delicata del carattere di Noushin: «Si chiama Gabriele Testa e mi piacerebbe tanto ritrovarlo, perché fino ad ora non ci sono ancora riuscita. Visto che i nostri nomi sono molto difficili da pronunciare, lui li traduceva e mi chiamava  “Dolce”. Per farci apprendere le nozioni ci faceva studiare le favole dei bambini ed io ho passato insieme a lui quattro anni di bellezza e fiabe». E poi, con una grazia tutta sua, racconta l’amore per l’arte ed il cinema. Quando aveva 15 anni, insieme ad un fratello,  andava a dormire a volte  alle due del mattino. Perché rimaneva incantata a guardare in un canale tv iraniano che trasmetteva i film italiani: «Mi ricordo Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, altre pellicole dei Fratelli Taviani, di Sordi».
E così l’avventurosa Noushin, che nel suo Paese diventa nel frattempo anche guida nazionale, non riesce a stare ferma e cede ad un’altra delle sue passioni: viaggiare. «Dopo avere vinto una borsa di studio mi trasferisco a Siena all’Università per stranieri per quattro mesi, dopodiché per due mesi viaggio in giro per l’Italia alla scoperta delle sue incredibili città d’arte». Un racconto del genere può generare stupore a chi è abituato a leggere le solite notizie sull’Iran dai giornali: «Non ci si deve riferire a noi solamente quando si parla di nucleare, o della passata guerra tra il nostro Paese e l’Iraq che ricordo molto bene, visto che ero bambina ed utilizzavo spesso i rifugi sotto terra per ripararmi, perché questo non è il vero specchio della Nazione. Noi persiani – e lo sottolinea con fermezza – non siamo arabi ma siamo completamente differenti ed In Iran i giovani amano la moda, le città e lo stile dell’Italia. Nella mia famiglia, che è libera ed aperta, ognuno dei miei fratelli e sorelle ha fatto scelte differenti per la propria vita». Capisco il suo bisogno di spiegarlo per l’ennesima volta,  ma io lo sapevo già , perché sono da sempre affascinata dal racconto di Shahrazād protagonista della favola “Le mille e una notte” e dai delicati film “Il cerchio” ed “Il palloncino bianco”: libri ed immagini che evocano atmosfere magiche, fantastiche e millenarie.
L’irrequieta Noushin è in cerca del suo cammino e prima di trovarlo ritorna in Iran, dove lavora per alcuni anni come interprete, soprattutto per l’Italia, in una azienda internazionale. Ma dopo più di 7 anni capisce che non è quello il suo destino. Ed è sempre più forte il desiderio di viaggiare di nuovo. L’Italia, questa volta con Milano, ritorna al centro della sua vita: inizia a lavorare e si iscrive all’Università Bicocca, dove si laurea nella gestione del turismo, del territorio  e dello sviluppo locale. Ed il suo progetto di lavoro comincia finalmente a prendere forma: «Ho iniziato a costruire itinerari di turismo responsabile dell’Iran, focalizzandomi sulle persone ed il rispetto delle loro affascinanti realtà locali. Poi ho proposti i pacchetti  ad alcune agenzie turistiche, tra le quali “Viaggi e Miraggi” e nell’ottobre 2013, collegata a loro, ho portato alcuni turisti alla scoperta del vero Iran, facendo conoscere loro l’arte della tessitura, guidandoli nei campi nomadi, nelle piantagioni di tè e di riso. Mostrando quindi degli affascinanti luoghi, nel rispetto del territorio e delle persone che lo abitano».
E sul social network Facebook  alla voce Iran Responsible Travel si possono ammirare fotografie di luoghi incantati e magici dell’ex Persia e domandare a Noushin Jamikhah informazioni sul prossimo viaggio in programma.
A proposito di Iran! Ho ricordato solamente ora di avere conosciuto alcuni anni fa in Turchia l’affascinante cantante iraniano Farshad Ramezani.
Mi toccherà cercare Noushin fino in Persia per raccontarglielo …

Marta Coda Luchina

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